L’8 settembre, in una Sala Tessitori gremita, Caritas Diocesana Trieste ha presentato i dati 2025 del proprio Osservatorio in dialogo con il Report statistico nazionale. Un confronto che ha proposto un’alleanza e uno stile di lavoro per incontrare e affrontare le povertà del territorio.
A Trieste la povertà ha un volto. O meglio, ha i volti di tante persone. Quelle che Caritas Diocesana Trieste ha potuto incontrare nell’ambito dei propri servizi nel corso del 2025 e che portano con sé una povertà sempre più complessa e, molto spesso, “invisibile”.
Questo, e molto altro, è emerso dall’incontro pubblico di confronto “Le mappe della povertà: dati, volti, prospettive. Tra dati nazionali e letture locali”.
Davanti ad autorità, rappresentanti di vari enti e associazioni, volontarie e volontari, cittadine e cittadini - il Vescovo in apertura ha immediatamente sottolineato come «parlare dei volti, delle storie delle persone che vivono la povertà significa riconoscere l’unicità e non una pratica da disbrigare dando un sussidio. Attraverso i nostri servizi le persone possono sentirsi ascoltate. Il loro volto è già un appello».
I dati dell’Osservatorio Caritas su Trieste non misurano l’intera povertà presente sul territorio, ma offrono una visione parziale, seppur indicativa, frutto dell’incontro con le persone che, nel corso del 2025, sono state intercettate nei servizi della Caritas locale.
Nel 2025, il Centro di Ascolto “Sergio Peschier” ha accompagnato 882 persone, che salgono a 1.589 se si considerano i nuclei familiari. I dati mostrano che la povertà è ormai un fenomeno strutturale, complesso e multidimensionale, segnato da crescenti diseguaglianze.
Aumenta anche la cronicità del bisogno: il 13,5% delle persone è in carico da oltre cinque anni. Di fronte all'aumento della solitudine, il Vescovo ha ribadito l'urgenza di stringere "un'alleanza con le istituzioni" e rilanciare "il bisogno della relazione".
A livello nazionale gli over 65 incontrati dai servizi Caritas sono cresciuti del 191% in dieci anni, passando dal 7,7% al 15,4% dell’utenza complessiva.
La solitudine si conferma un forte acceleratore di povertà: a Trieste una persona su tre accolta al Centro ha più di 55 anni e il 41,5% vive da sola. L'emergenza abitativa richiede un intervento su tre: l'80% delle persone fatica a sostenere le spese della propria casa e il 19% ne è completamente privo. Nel 2025, la Caritas ha destinato 27.919 euro per il pagamento
delle bollette e 12.732 euro per i sussidi d'affitto. A questo si aggiunge un lavoro che non protegge più dal disagio: il 24% di chi chiede aiuto in Italia ha un'occupazione, un dato che evidenzia la grave perdita del potere d'acquisto delle famiglie.
Nel suo intervento, Vera Pellegrino ha raccontato, insieme ai dati, alcune storie delle persone incontrate: «Quella di Luciano, un uomo di 55 anni che vive da sempre insieme ai genitori e non ha vissuto una vita piena, non ha mai avuto un lavoro stabile, tanto che ad un certo punto viene assunto come badante dalla madre anziana. Quando la madre, purtroppo, viene a mancare Luciano si trova disorientato, senza lavoro, con grandi difficoltà a trovarne uno e senza rete relazionale. Entra, quindi, in una situazione di povertà e di solitudine che dall’esterno è poco visibile. Senza un accompagnamento la
situazione di Luciano diventerebbe sempre più grave nel tempo».
Nel 2025 la Caritas diocesana di Trieste ha anche accompagnato 65 persone in misura alternativa alla detenzione, inserendole come volontari nelle attività del Refettorio, del Dormitorio, della Logistica, di Spazio 11: occasioni di servizio, relazione e restituzione alla comunità per persone che, con l’esperienza del carcere, avevano perso le reti relazionali e, ancora di più, la possibilità di sentirsi utili agli altri.
Infine, cresce l'allarme per i giovani universitari: ben 34 studenti (con un'età media di 25 anni, spesso stranieri e senza supporto) si sono rivolti al Centro per gravi difficoltà nel sostenere affitti, utenze e tasse universitarie.
Spesso la loro provenienza da Paesi lontani e in situazioni di conflitto, senza il supporto della famiglia, con problemi linguistici e la difficoltà a restare nei limiti imposti per il mantenimento delle borse di studio li mette in una condizione di estrema vulnerabilità.
Prima del dibattito finale, rivelatosi molto vivace e partecipato, padre Giovanni La Manna ha offerto alcune puntuali sottolineature: «Il titolo di questo incontro ci consegna tre parole: dati, volti, prospettive. Sono un itinerario di responsabilità. I dati ci impediscono di minimizzare. I volti ci impediscono di disumanizzare. Le prospettive ci impediscono di rassegnarci. I dati della Caritas non misurano tutta la povertà di Trieste, ma raccontano la parte di città che siamo riusciti a incontrare. Dietro ogni numero c’è una persona che ha bussato a una porta, si è seduta davanti a noi e ha affidato a qualcuno una domanda, una fatica, talvolta anche un silenzio». E alla povertà materiale, con le sue mille declinazioni, ha aggiunto la povertà umana e culturale «che può colpire un’intera comunità. Accade
quando non riconosciamo più nell’altro una persona. Una società può essere
economicamente prospera e, nello stesso tempo, umanamente impoverita. Lo diventa quando si abitua alla sofferenza, divide i poveri tra meritevoli e indesiderabili o contrappone la difficoltà di un anziano triestino a quella di una famiglia migrante. Il dolore non diventa meno vero perché chi lo vive è nato altrove». Infine un appello ai decisori pubblici: «Alla politica non chiediamo soltanto di commuoversi davanti alla povertà, ma di scegliere. La solidarietà non può sostituire i diritti e il volontariato non può compensare
indefinitamente le insufficienze strutturali».