Gli auguri natalizi di Don Alessandro Amodeo

Carissimi fratelli e sorelle,

scrivere gli auguri di natale è sempre, per me, una forte emozione, ma ho sempre paura di lasciare fuori qualcuno. Così penso a tutti quelli che conosco, li chiamo con il nome che ci ha insegnato Gesù, fratelli e sorelle, e forse ho risolto la questione.

Già. Risolvere la questione. Molte volte il problema sta proprio qui. La nostra missione, quella della Chiesa, cioè l’ impegno ad essere Caritas, rischia di risolversi in un lavoro di risoluzione dei problemi. Una specie di Gioco del Monopoli, dove i rischi e le possibilità sono sempre gli stessi anche se appaiono in ordine differente ogni giorno. Quindi in nome del servizio all’altro corriamo innanzitutto un bel rischio, quello dell’ efficientismo. Il Comune ci manda una famiglia sfrattata, ecco il problema da risolvere: trovargli da dormire. Il centro di ascolto scoppia di richieste, problema: trovare nuovi volontari; più di mille pasti sfornati dalla cucina, problema: acquistare nuove attrezzature, rinforzare il personale; emergenza freddo notturna, problema: trovare nuovi posti letto e nuovi operatori.

A chi ci guarda dal di fuori e non ci vede con gli occhi della fede e della condivisione, ma a volte con quelli dell’ invidia o ancora peggio dell’ ignoranza, possiamo apparire come una organizzazione, una delle tante, una ONLUS che tra una accoglienza e l’altra tira a campare. Per qualcuno siamo anche “un grosso giro di soldi”, una “pacchia” data dagli accordi che con fatica, serietà, legalità e trasparenza abbiamo stipulato; qualcuno, ancora più sottile degli altri, ci ha pubblicamente paragonato a dei mafiosi. Non ce la siamo presa, comunque, abbiamo un buon carattere e, come ci ha insegnato Gesù, abbiamo cercato di perdonare. E’ bene però precisare che queste definizioni non ci appartengono e non ci apparterranno mai. Qualsiasi illazione, calunnia o falsa accusa non ci fermeranno e ce le scrolleremo di dosso certi di dover rendere conto delle nostre scelte soltanto a Cristo, Signore della Vita e della Verità. Lo faremo come abbiamo sempre fatto, testimoniando con il nostro lavoro il nostro essere cristiani e vivendo civilmente nel rispetto delle Istituzioni e di tutti gli Organi competenti.

Quello che ci ferisce maggiormente è il vedere come molti sedicenti politici o semplici imprenditori arricchiti, si scaglino continuamente contro gli stranieri in genere e in particolare modo contro i richiedenti asilo e diano così un esempio fortemente negativo a tutti coloro che li circondano. Non ultime le manifestazioni orchestrate ad arte sia davanti alla chiesa di Aquilinia che, proprio in queste ore, davanti alla nostra mensa. Cari paladini della sicurezza, che avete in tasca le soluzioni per tutti i problemi dello Stato, avete sbagliato indirizzo. E’ da vili prendersela con questi poveri ragazzi ai quali dormire o mangiare da una parte o dall’altra, in via dell’ Istria o in qualsiasi altra parte della città, non fa nessuna differenza. Se foste veramente dei politici, persone cioè che cercano l’etica della polis (ma sapete cosa significa?)  allora vi siedereste ad un tavolo, quello di un Ministro ad esempio, oppure dell’Autorità preposta, così per dire, e lì discutereste delle vostre ragioni con chi è davvero in grado e ha la possibilità concreta di affrontare e risolvere i problemi che certamente esistono e che noi, che li affrontiamo ogni giorno, non li abbiamo mai negati.

Invece no, preferite prendervela con noi, con la Chiesa, oppure con questi uomini e donne che non hanno nessun strumento per rispondervi.

Ecco, questo comportamento è inaccettabile, misero, privo di significato e purtroppo specchio di quello stile tipico di coloro che se la prendono con i più deboli perché non hanno ne i mezzi e meno che meno le capacità di prendersela con chi è più forte di loro. Allora scelgono la strada della voce grossa, di “scendere in strada con i bastoni” (cit.), di deriderci, di minacciarci. A questi tali dico, con il cuore in mano, vi state sbagliando.

Quella che vorrei presentarvi adesso, invece, è la Chiesa di Trieste nella sua piena forma di manifestazione della Carità, così come annunciata da Cristo stesso. La Caritas diocesana e la Fondazione che la sostiene.

Penso al primo impatto sul territorio. Il centro di ascolto e la mensa diocesana. Due strutture portate avanti da dipendenti e volontari che senza posa accolgono ogni giorno molte persone. La mensa, aperta ogni giorno dell’anno a pranzo e a cena non lascia nessuno per strada. Ognuno deve trovare un pasto caldo, un luogo dignitoso dove sedersi e riposarsi un pò.

Poi, le nostre case, dedicate all’ accoglienza di tutti i tipi di persone, italiani, stranieri, richiedenti asilo, donne, mamme con bambini piccoli. Un mondo intero, unico, discretamente e prudentemente celato dietro ai vari portoni in giro per la città, che rivela la ricchezza della diversità e dell’ incontro di culture e usi diversi. Abitudini, modi di vedere le cose, di interpretare gli avvenimenti, di affrontare i problemi, di vivere le gioie, tutti mai uguali, mai gli stessi ma espressioni di interiorità diverse messe, con fatica e molta professionalità, in relazione tra loro.

La Caritas Young, sempre più forte e presente sul territorio con azioni che si concretizzano nel volontariato nelle parrocchie e in alcune strutture residenziali. Relazioni, incontri, testimonianze che caratterizzano l’ incontro con i ragazzi ed i giovani. Guardo all’ impegno della Corsa dei Miracoli che quest’ anno ha portato in piazza dell’ Unità quasi 1800 giovani di tutte le scuole cittadine di ogni ordine e grado.

Le nostre “opere segno”, l’ambulatorio medico, l’ambulatorio dentistico, il servizio docce e, dulcis in fundo, l’Emporio della Solidarietà. Quest’ ultimo ci mette due volte all’anno davanti alla sfida della raccolta alimentare dove quasi 500 volontari, per due giorni all’anno si alternano nel darci una mano a far si che si possa alleviare in qualche modo la pesantezza della povertà.

Potrei descrivervi ancora molto, parlarvi di tutto quello che normalmente non si vede, dei nostri operatori, di chi si cura dei servizi tecnici, degli approvvigionamenti, di chi lavora nei nostri uffici, ai progetti, alla contabilità, all’ immigrazione. A tutte queste persone io, don Alessandro, voglio dire grazie dal profondo del cuore. Sono persone che dedicano la vita a questo servizio, all’ impegno, alla testimonianza, alla dedizione ai propri compiti senza mai, veramente nessuno, esimersi dai propri compiti anche quando questi chiedono più tempo ed energie di quello che sarebbero chiamati a dare.

Allora penso sia possibile formulare questi auguri di Natale e questo ringraziamento con una richiesta a Colui dal quale tutto proviene e al quale tutto confluisce: vieni Signore Gesù.

Vieni Signore Gesù nella Caritas di Trieste, donaci sempre la forza e la voglia di fare, di costruire, di rischiare, di impegnarci sempre per testimoniare che solo Tu sei la salvezza di ogni uomo e che soltanto nel Tuo nome siamo capaci e legittimati di compiere cose grandi.

Vieni Signore Gesù in questa città, vieni da ricco, da povero, da connazionale, da straniero, da sfrattato, da malato, vieni a farci vedere quello che oggi a Trieste la gente non riesce a vedere più. Mostraci che il diverso non è un pericolo, lo straniero non è un nemico da sconfiggere, il barbone non un appestato da evitare, il povero non è un uomo lasciato a se stesso.

Vieni Signore Gesù a portarci valori che stiamo perdendo, il valore della parola data, della chiarezza nei rapporti, dell’amicizia disinteressata, della ricerca sincera del bene comune e non della polemica e della divisione, del rispetto di tutte le persone.

Vieni Signore Gesù, vieni ad abitare in mezzo a noi. Benedici tutti coloro che collaborano con la tua Chiesa, proteggi tutti noi ed aiutaci a servirti con il nostro lavoro, con la nostra vita. Ed ai miei fratelli e alle mie sorelle dona ogni benedizione, mantieni vivo in loro il fuoco dello Spirito e fa che ogni giorno siano per me segno della Tua amicizia ed esempio per il mio agire. E a tutti voi, di vero cuore, auguro un santo Natale ed un sereno anno nuovo.

don Alessandro

Dichiarazione dell’Arcivescovo sul presidio all’esterno della Mensa

Nella foto: il Direttore di Caritas Trieste, Don Alessandro Amodeo (foto FLB)

Con riferimento al presidio che si è tenuto all’esterno della Mensa Caritas nella serata di martedì 13 dicembre c.a., la Chiesa di Trieste riprova con fermezza qualsiasi forma di violenza fisica e verbale. Deplora coloro che fanno ricorso alle minacce e all’intimidazione nell’intento di incrementare un clima di intolleranza verso uomini e donne provenienti da paesi stranieri ed in condizioni di povertà. Chiede con forza alle Istituzioni una chiara presa di distanza nei confronti di manifestazioni che non sono degne della nostra convivenza civile. Invita tutti a far tesoro dell’invito alla carità del Signore Gesù: “ogni volta che avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 40).

Giampaolo Crepaldi, Arcivescovo,
Vescovo di Trieste

CARITAS TRIESTE

Dal 1971 la Caritas promuove la “carità” all’interno della comunità cristiana.

Questo si traduce quotidianamente in concreti interventi di Volontariato, sia in Italia che all’Estero, volti al Sostegno, all’Assistenza e allo Sviluppo umano e sociale.