CONVEGNI E INIZIATIVE
TE DEUM dicembre 2007
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ALLA CELEBRAZIONE DEL “TE DEUM” CATTEDRALE DI SAN GIUSTO, 31 DICEMBRE 2007.
Miei fratelli e sorelle, ormai s’è fatta sera, la sera di quest’ultimo giorno dell’anno che stiamo vivendo. Poche ore ancora e le ombre della notte accoglieranno le prime ore del nuovo giorno che all’alba saluteremo con gioia.
1. “Agli occhi del Signore mille anni come il giorno di ieri che è passato” (SL 89,4).
Ora qui, in questa cattedrale, sono due le domande che affiorano tra i nostri pensieri. Cosa dice a me l’anno che sta per chiudersi e quali sono le speranze che illuminano l’anno che verrà? Se lo chiedeva pure l’autore di un salmo che a Dio così parlava: “Vedi, Signore, in pochi palmi hai misurato i miei giorni e la mia esistenza davanti a te è un nulla. Solo un soffio è ogni uomo che vive, come ombra è l’uomo che passa…ed ora che attendo, Signore? In te la mia speranza” (SL 38, 6-8):
Ci sorprende il veloce scorrere dei nostri giorni. Mentre passano forse non ci pensiamo nemmeno, presi come siamo dall’affanno di un vivere inquieto, preoccupato, talora sofferto e dall’assillante impegno di un quotidiano lavoro che affatica e non consente spazi di riflessione. E ci rattrista sapere che la nostra vita – come leggiamo nel libro della Sapienza – potrebbe passare come un’ombra, come le tracce di una nube, disperdersi come nebbia dispersa dai raggi del sole (CFR SAP 2, 4.5)
“La vita umana – scrive Papa Benedetto XVI – è un cammino. Verso quale meta? Come ne troviamo la strada? La vita è come un viaggio sul mare della storia, spesso oscuro e in burrasca, un viaggio nel quale scrutiamo gli astri che ci indicano la vera rotta” (BENEDETTO XVI , ENCICLICA SPE SALVI, N. 49). E’ Cristo la vera luce che domina i venti e il mare e ci guida al porto sicuro dell’incontro con Dio. E’ in Lui che possiamo conoscere l’amore con cui ha amati, fino a farci vivere della sua stessa vita. Ed è in Lui la grande speranza che riscatta il rapido passare dei nostri giorni vissuti nella fatica e nel dolore (CFR SL 89, 10). Noi siamo certi, infatti, che egli verrà, ci prenderà con sé e noi vivremo per sempre con lui partecipi della sua stessa gloria (CFR GV 14, 3; 17,24). Sì, Cristo è per noi “la speranza della gloria” (COL 1, 27).
2. “Beato chi cammina sulle vie del Signore” (SL 118,2) Ora è doveroso uno sguardo all’anno che abbiamo vissuto. Per ritornare sui nostri passi e ricordare impegni e attese vissuta dalla nostra Chiesa, non solo, ma per cogliere pure alcuni tratti della vita della nostra Città che sono ragione di speranza.
La via tracciata era quella del piano pastorale che, per un biennio, impegnava nell’ascolto della Parola di Dio sulla vocazione alla famiglia e, in quest’anno, a viverne la responsabilità della missione nella Chiesa e nella società. La famiglia cristiana come comunità in dialogo con Dio e a servizio dell’uomo; in servizio alla Chiesa e al mondo. Sento il dovere di dire grazie alla commissione per la famiglia per il grande lavoro fatto, ai sacerdoti e alle comunità che hanno accompagnato molte famiglie a riscoprire la bellezza e la santitàè del matrimonio cristiano aperto al dono della vita. E so che questa attenzione alla famiglia continuerà.
A questo tratto di strada, in fedeltà alle indicazioni prioritarie del convegno ecclesiale del 2003, si è voluto far seguire un biennio dedicato ai giovani. Sembrava quasi naturale assicurare continuità a quanto era andato maturando nelle nostre comunità nella pastorale familiare. Questo primo anno, appena iniziato, è stato preceduto, come si sa, da una accurata indagine sulla religiosità dei giovani a Trieste e sarà caratterizzato soprattutto dalla più ampia disponibilità all’ascolto e al dialogo con loro. All’assemblea diocesana dello scorso 17 dicembre si è data informazione sui risultati dell’indagine e sono state indicate alcune linee di impegno. Sono affidate, particolarmente, ai sacerdoti, agli animatori e agli educatori delle nostre comunità parrocchiali e dei gruppi. Alcuni giovani sacerdoti, ben motivati, operanti nell’ambito della pastorale giovanile, daranno loro utile apporto e sostegno. Ma è necessaria la collaborazione di tutte le commissioni diocesane, da quella della famiglia e delle vocazioni, a quella della scuola e del lavoro, dell’università e della cultura, dell’azione missionaria.
3. “avevo un vivo desiderio di vedervi” (RM 1,11): la visita pastorale.
Nell’ottobre scorso ho concluso la visita pastorale iniziata nel 2004 e che, nel 2007, ha interessato i decanati di Roiano, di Opicina e di San Giusto. Un lungo cammino mi ha portato ad incontrare persone e comunità, sacerdoti e laici; ho potuto conoscere da vicino problemi e desideri; ho gioito dell’incontro con i più piccoli e sono stato confortato dalla serenità degli ammalati e degli anziani. Ho rilevato in qualche caso una pastorale decanale già felicemente avviata, non ancora in altri. Nelle principali parrocchie del Breg e del Carso e in quella di Opicina, come nelle più piccole del decanato sloveno, ho trovato l’affetto della gente semplice e buona. Ed ho volentieri accolto l’invito dei Sindaci a far visita al Consiglio comunale. Affiderò ad una lettera pastorale alcuni pensieri e qualche suggerimento frutto della mia visita. Fin d’ora però voglio esprimere tutta la mia ammirazione e la mia gratitudine ai Parroci per il loro servizio pastorale, non facile, molto impegnativo e spesso faticoso. Dal loro esempio ho attinto coraggio e fiducia, nonostante anche il numero dei sacerdoti diminuisca e non permetta una risposta adeguata alle esigenze pastorali delle comunità che pur sono vive e testimoniano, nelle diverse difficoltà in cui si trovano, la loro fedeltà al vangelo.
Ho sempre pensato che la visita pastorale fosse per un vescovo un necessario dovere. Per me è stata anche una intensa gioia.
4. “Andate e predicate il Vangelo” (MC 16, 15): la visita a Iriamurai.
A novembre mi sono recato a Iriamurai, nella nostra missione in Kenya. Pochi giorni per stare insieme ai nostri sacerdoti, visitare le comunità nel territorio, benedire la prima pietra di una nuova chiesa, celebrare la Confermazione di molti ragazzi nell’assemblea domenicale. Ai sacerdoti nostri sono legato da fraterna amicizia e conosco il loro impegno apostolico come quello per l’elevazione culturale e sociale delle popolazioni loro affidate. Molto significativo è il fatto che condividono la vita e il ministero con due sacerdoti del clero diocesano.
Nel colloquio con il vescovo mons. Anthony Muheria abbiamo affrontato diversi problemi, tra cui pare preminente quello della continuità da assicurare alla nostra missione, non tanto in relazione ad un aiuto materiale o di assistenza ai programmi a cura dell’ACCRI, che è sempre possibile, quanto piuttosto con l’invio di qualche altro sacerdote in missione.
Ma io devo dirvi che sento viva la nostalgia di incontro con comunità che celebrano l’Eucaristia con gioia, che incantano con la suggestiva espressività dei loro canti, che esprimono la gioia della vita.
5 “i poveri li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete” (Mc 14, 7
A chi vive nelle ristrettezze e nella povertà, a chi lascia il proprio paese e viene tra noi a cercare lavoro ed accoglienza, a chi vive in solitudine ed emarginato dalla vita sociale, la Caritas diocesana offre ascolto attento, comprensione delicata, generoso sostegno. Penso alle nuove impegnative forme assunte dal Centro d’ascolto, penso alla Casa “La Madre”, a Casa Berlam e a Betania, aperte alle diverse necessità di accoglienza. E attendo con fiducia che al Teresiano possa trovare spazio il refettorio Giorgia Monti, che deve lasciare Via Venezian, e vi si realizzi pure il centro diurno di ospitalità.
Guardo con gioia alla collaborazione da anni avviata con la diocesi di Mostar e con l’arcidiocesi di Belgrado e a quella che si apre con la vicina diocesi di Capodistria: sono un segno eloquente di quella comunione che diviene cooperazione fra le Chiese nell’ambito della carità.
6. “Cercate il bene della città che vi ospita e pregate il Signore per essa” (GER 29, 7).
Vorrei dire una parola alla nostra Città. Non è che nell’anno che ora si conclude le siano mancate difficoltà: le conosciamo e sappiamo che ad esse si è cercato e si cerca ancora di porre rimedio. Ed è anche vero che, nonostante l’intelligente impegno di tutti, alcuni problemi restano tuttora insoluti e creano disagio e sofferenza. So di averli ricordati anche recentemente, nel mio messaggio per il Natale come ombre che vorremmo fossero fugate.
Eppure una volta ancora, come vescovo della Chiesa che è in Trieste e cittadino di questa Città, vorrei auspicare che siano davvero le luci della speranza ad illuminare l’anno che verrà. Nuovi spazi si sono aperti e nuove prospettive di prosperità e di sviluppo si offrono a questa città, che dovrà ritrovare il suo ruolo europeo e internazionale. Sono davvero fiducioso che, nel doveroso rispetto della memoria di sofferenze che hanno segnato un doloroso passato, gli animi si aprano ad un dialogo aperto e leale che sia annuncio e promessa di tempi nuovi di riconciliazione, di fraternità e di pace.
Ed infine, sorelle e fratelli miei carissimi, voglio dirvi la grande gioia che ho provato nel mio colloquio con il Santo Padre Benedetto XVI, il 26 aprile scorso, durante la visita ad limina. Dopo avergli esposto i problemi della nostra diocesi, gli accennai che il mio mandato, secondo le leggi canoniche, sarebbe scaduto alla fine di quest’anno. Ed Egli mi disse parole di amabile bontà, che porto nel cuore.
Ora però il tempo è compiuto. Anche gli anni di un vescovo passano, e rapidamente. Per il rispetto che devo a voi tutti vi dico che ieri, al compiersi del mio settantacinquesimo anno di età, a norma del can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico, ho presentato al Santo Padre la mia rinuncia alla guida pastorale della diocesi di Trieste, che mi era stata affidata dal venerato Predecessore Papa Giovanni Paolo II.
Il mio ministero tra voi continua fino a quando la mia rinuncia non diverrà effettiva con la nomina del nuovo Vescovo. Non ne posso conoscere i tempi. In spirito di obbedienza attendo.
Poi mi ritirerò. Ma non cesserò mai di amarvi e di pregare per voi fino a quando spunterà luminoso il giorno dell’incontro con il Signore.
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