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San Giusto d'oro al Vescovo
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gennaio 2009 _ Il nostro vescovo, mons. Eugenio Ravignani, ha ricevuto in dicembre il premio San Giusto d'oro, assegnato da 40 anni dai cronisti triestini ad un triestino che ha reso onore alla città in Italia e nel mondo.
Pubblichiamo qui uno stralcio del suo intervento durante la cerimonia, dove si parla di impegno sociale e testimonianza della Carità: "Come avrei voluto questa Chiesa di cui divenivo
pastore? E come l’avrei voluta a servizio della Città?
La desideravo chiara e forte nella testimonianza
della fede, certo, ma sapevo che solo una vera comunione nell’amore avrebbe
reso credibile il vangelo che annunciava. La pensavo come una comunità che
andava crescendo perché aperta ad accogliere chiunque nel dubbio chiedesse
parole di verità o nel momento del bisogno e della sofferenza cercasse il
calore dell’amicizia e il sostegno di un aiuto. E sapevo che non sarei stato
solo, ma avrei potuto contare sulla collaborazione generosa dei miei fratelli
sacerdoti e laici. A loro voglio dire il mio fraterno e sincero grazie.
E come avrei voluto fosse a servizio della Città?
Ad indicarmelo vi era un documento prezioso che a questo compito la richiamava,
pubblicato dal vescovo mons. Bellomi con il suo Consiglio pastorale (Una
Chiesa a servizio della Città, 3 novembre 1983). Essa doveva farsi partecipe delle
difficoltà e delle attese della città aprendosi alla conoscenza di una realtà
che la interpellava anche con le nuove e vecchie povertà, doveva essere
sensibile ad un dialogo con la cultura diffusa, che non era solo quella dotta,
ma insieme era mentalità e costume di vita.
Ho detto all’inizio di questo mio intervento che il
San Giusto d’oro doveva essere riconosciuto all’azione della Chiesa più che
alla mia persona. Ed è per questo che vi chiedo di poter ricordare due passaggi
del messaggio inviato dalla Chiesa alla Città, il 3 novembre 2003, a conclusione del
convegno che aveva impegnato per due anni la riflessione della comunità
ecclesiale. Li ritengo ancor oggi di viva attualità. Non vi è dubbio che le attuali difficili
situazioni economiche in cui versano molte famiglie richiedano uno slancio di
solidarietà ed è vero che ai giovani, che sono sempre una grande risorsa e una
grande speranza, la nostra Chiesa dedica in questi anni il suo impegno pastorale.
“Questa
città prenda atto delle condizioni di emarginazione e di povertà di quanti
vivono nel disagio, nella solitudine, nell’abbandono. Istituzioni e cittadini,
in nobile condivisa sollecitudine, avvertano questa realtà sofferente e si
impegnino, ciascuno per la competenza che gli è propria, a creare reti di
servizi e a promuovere esperienza di solidarietà. E sostengano l’accoglienza di
coloro che lasciano la loro terra e qui vengono a cercare casa e lavoro”.
“Questa città guardi con fiducia ai giovani. Sono
il suo avvenire. Ad essi dovrà affidare un’eredità preziosa ed impegnativa, che
sarà tanto meglio onorata quanto più si sarà investito nell’assicurare ad essi
un’adeguata formazione culturale e professionale, una viva sensibilità sociale,
una seria preparazione ad assumere responsabilità per il bene della
comunità” (II Convegno
ecclesiale, La Chiesa di
Trieste tra storia e profezia, messaggio
alla Città, 3.11.2003)"
Per leggere l'intero intervento del vescovo, clicca qui
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