CARITAS TRIESTE

marzo

Il nostro Indulto
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22 marzo 2007_ Di indulto si parla ogni qualvolta i mass media si occupano di arresti evidenziando il fatto che il fermato aveva beneficiato di codesto provvedimento. Giova rammentare che con il voto del Senato del 29 luglio 2006 fu definitivamente approvato il disegno di legge che - raccogliendo consensi trasversali nella maggioranza e nell'opposizione aveva introdotto un provvedimento di indulto per i reati commessi fino a tutto il 2 maggio 2006. In particolare venne concesso un indulto non superiore ai tre anni per le pene detentive e fino a 10.000 euro per le pene pecuniarie. Va ancora ricordato l'inapplicabilitá dell'indulto nei confronti dei reati di terrorismo (compresa l'associazione eversiva), strage, banda armata, schiavitú, prostituzione minorile, pedo-pornografia, tratta di persone, violenza sessuale, sequestro, riciclaggio, produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti, usura. Nessuno sconto di pena nemmeno per chi é stato condannato per mafia, salva l' eccezione sul voto di scambio (che punisce chi chiede i voti alla mafia in cambio di denaro); non solo ma anche alle cosiddette pene accessorie temporanee, come l'interdizione dai pubblici uffici. Uno sconto di pena condizionato, alla buona condotta fuori dalla cella; infatti, in caso di commissione di nuovi reati nei cinque anni successivi alla concessione dell'indulto, il beneficio sará revocato. Un segno di clemenza, rammentando Papa Giovanni Paolo II quando incontro' i due rami delle Camere in seduta congiunta nel corso della XIV legislatura? Ma che cosa pensa la Caritas diocesana sulla legge dell'indulto? Lo abbiamo chiesto al direttore, Mario Ravalico.
La nostra opinione positiva rispetto alla legge di per se era necessaria, ma non perche' il suo obiettivo era quello di "vuotare" le carceri, quanto piuttosto per tentare di offrire ai detenuti di determinati reati (ricordo che non tutti i reati erano previsti dalla legge!) alcune possibilitá nuovmanicarceree e alternative per una loro ri-socializzazione e per un loro positivo reinserimento nella societá. Ricordo anche che la Chiesa, con Giovanni Paolo II, si era fortemente impegnata su questo versante, anche se in quel momento rimase inascoltata.

Venendo alla realtá locale quella, cioe', triestina, quale impatto ha avuto codesta legge sui servizi Caritas?
Un riferimento numerico, innanzitutto. A Trieste hanno beneficiato dell'indulto complessivamente 208 persone, delle quali 139 uscite fisicamente dal carcere di Trieste, 22 dalla detenzione domiciliare,33 affidate ai Servizi sociali e circa 14 persone presenti in altre carceri della regione o del Paese. Qui perche' le cose sono risultate essere piu' complesse, nel senso che la legge, pur buona di per se', non ha avuto alcun tipo di preparazione: i Servizi presenti sul territorio non sono stati preparati all'evento, non sono state decentrate in tempo le risorse necessarieper l'accoglienza degli ex detenuti (accoglienza, progetti di lavoro e di borse lavoro mancanti, messa in rete di tutti i servizi istituzionali o meno ed altro ancora). Spesso i Servizi si sono mossi in via autonoma senza un sufficiente coordinamento. Quello che e' mancato e' stato un vero progetto che fosse in grado di accompagnare l'uscita dal carcere e l'inserimento graduale nella societa' dei detenuti. La conseguenza di ciio' e' stata il rivolgersi di queste persone al Centro d'Ascolto della Caritas e ai suoi servizi - refettorio, servizio di accompagnamento, Casa di accoglienza "Teresiano", avvio di progetti autonomi di borse lavoro tanto per citarne alcuni -, oppure alle parrocchie per la consegna di alcuni beni primari. Con il rischio di dare risposte incomplete, forse inefficaci, sicuramente non di prospettiva. A mio avviso si e' persa un'occasione importante, almeno come istituzioni.